Le Torbiere

Le TorbiereL'Ittiofauna

Sono presenti: luccio, tinca, scardola, carpa, pesce gatto, anguilla, persico reale, persico sole, persico trota, alborella, vairone. Il persico trota (branzino) è stato importato e seminato qui una trentina d'anni fa, il pesce gatto più di una decina d'anni fa: le altre specie sono autoctone. In corrispondenza delle due importazioni citate, i pescatori hanno registrato una sensibile modificazione dell'ittiofauna. Infatti, si tratta di due specie predatrici, voracissime, soprattutto la seconda che, dal momento dell'indagine (1983) ad oggi (1989), ha modificato a tal punto la struttura della popolazione ittica da rappresentare ormai la maggioranza della stessa, mentre tutte le altre specie sono poco presenti e, avendo le loro uova e gli avannotti distrutti dal pesce gatto in parola, mostrano gravissimi segnali di invecchiamento. Per ristabilire la differenziazione e l'equilibrio tra le specie, occorre intervenire per inibire la moltiplicazione del pesce gatto, asportando le femmine gravide e gli avannotti. Come questo fenomeno dimostra, il prelievo di pesce non è ecologicamente scorretto, anzi esso appare utile per prevenire squilibri e l'invecchiamento della specie. Perciò, il piano della Riserva non esclude che esso possa avvenire attraverso la pesca dilettantistica ( la quale, per il momento, è consentita in alcune vasche), sia pure attentamente regolamentata sulla base del metodico e continuo controllo delle dinamiche ittiofaunistiche.

L'Avifauna

Nella parte palustre della riserva è stata rilevata la presenza di 17 specie nidificanti, 8 sedentarie e 9 estive (cioè presenti nel periodo riproduttivo tra aprile e settembre). La stessa parte palustre è poi interessata da specie che qui svernano soltanto o che qui sostano per brevi periodi nel corso della loro migrazione invernale e primaverile. Infine, nella parte non palustre della Riserva, nidificano altre 20 specie non legate all'ambiente prevalentemente acquatico. Le specie del primo gruppo (nidificanti, palustri) sono: tuffetto, tarabusino, porciglione, cannareccione, migliarino di palude, che contano nella riserva le maggiori concentrazioni provinciali; la salciaiola, che ha qui l'unica località di nidificazione della provincia; e poi, la marzaiola, il voltolino, il forapaglie, il pendolino, la folaga, il cuculo, il germano reale, la gallinella d'acqua, l'usignolo di fiume, la cannaiola verdognola. Le specie del secondo gruppo (migratorie, palustri) comprendono specie del primo gruppo (arrivo di nuovi contingenti delle stesse specie che però nidificano altrove) ma anche diverse. Il numero di esemplari e la durata della stazione, sono variabili. Il contingente di folaghe nel periodo invernale raggiunge anche le mille presenze. Le specie che si vedono più frequentemente sono: gli svassi, alcuni tipi di aironi e anatidi (alzavola, mestolone, moretta, moriglione...), il beccaccino, la pittima reale, ecc. Le specie del terzo gruppo (nidificanti, non palustri) comprendono il merlo, la capinera, il fringuello, la passera mattugia, e altri comuni. Le specie nidificanti palustri comprendevano al momento dell'indagine (82/83) 233/300 coppie, che l'ornitologo prevedeva potessero aumentare grazie ai vincoli della Riserva. Più difficile censire le specie nidificanti non palustri, presenti nelle zone adiacenti agli specchi d'acqua. Oltre a quanto si è detto, va ricordato che frequentano regolarmente le torbiere, anche se non vi nidificano, il nibbio bruno (rapace), durante le sue battute di caccia, e, sempre più spesso, il gabbiano comune, in cerca di alimentazione. L'importanza ornitologica delle Torbiere è stata sancita da un D.M. che la dichiara "zona umida di importanza internazionale secondo la Convenzione di Rasmar" (G.U. n° 194 del 11/6/1984).

La Riserva Naturale

La Riserva Naturale "Torbiere del Sebino" è una riserva della Regione Lombardia affidata in gestione ad un Consorzio tra Provincia di Brescia, Comunità Montana del Sebino e comuni sul cui territorio essa si trova (Iseo, Provaglio d'Iseo, Cortefranca). Ubicata a sud del Lago d'Iseo, comprende: le Lame (vasta distesa di specchi d'acqua profilati da argini, risultato dell'escavazione di un giacimento torboso), le Lamette (una specie di laguna torbosa a nord, sul lago), alcune vasche a sud e ad ovest (risultato degli scavi di depositi argillosi), alcuni prati e coltivi adiacenti. Complessivamente l'area della riserva è di circa 30 ha. Per la sua estensione, per il contesto morfologico in cui è inserita (anfiteatro morenico di Franciacorta e del Sebino), per le sue caratteristiche di zona verde ed umida con valori naturalistici e paesaggi di rilievo, per la sua storia e per alcune emergenze culturali ed artistiche circostanti, tra cui in particolare il Monastero di San Pietro in Lamosa, l'interesse di questa splendida zona è grandissimo.

La vegetazione

Fino ad un secolo fa, le Lame si presentavano come una omogenea formazione erbacea a prateria umida; le Lamette, invece, come un folto canneto, interrotto qua e là da specchi residui occupati dal lamineto e dal magnocariceto. Ora, dopo gli interventi di scavo, drenaggio, sfalcio, asportazione delle cotica, si è in presenza di quadri vegetazionali molto differenziati in relazione a quadri ambientali altrettanto differenziali, rispetto al passato. Così, della vegetazione "originaria" delle Lame non è rimasto quasi nulla, mentre della vegetazione "originaria" delle Lamette è rimasto qualche brandello in più nelle Lamette stesse ma ne è sorta qualche rappresentazione anche nelle Lame. Le situazioni vegetazionali in rapporto con le diverse situazioni ecologiche sono le seguenti:

  • Nelle acque piuttosto profonde: vegetazione frammentaria flottante o a foglie galleggianti: zattere di claudium e/o felce di palude, colonie di ninfee e di nennufaro (raro); in Lametta, formazioni di lamineto e, verso le acque aperte del lago, la prateria sommersa.
  • Nelle acque di media profondità (sia le vasche di media profondità che le rive digradanti): densi tappeti di foglie galleggianti, soprattutto ninfea, ma anche vegetazione a fusto emergente, soprattutto formazioni di canna di palude (uno degli elementi più evidenti), talvolta con una cortina antistante di tife, giunchi di palude, cannucce; spesso in queste acque c'è una ricchissima vegetazione sommersa. L'evoluzione della vegetazione in questo ambiente è rapidissima ed è la fase intermedia della serie occludente.
  • Aree periodicamente inondate, molto diffuse in Lametta a ridosso del canneto, pochissimo diffuse nelle Lame: vegetazione a grandi carici, soprattutto Carex Elata , che il tipo di vegetazione più caratteristico della Riserva, particolarmente in Lametta dove è ancora presente in forma ottimale. A ridosso del cariceto, su alcune vaste plaghe, è presente il molineto con elementi floristici interessanti (Ophioglossum, Allium Angulosum, ranuncoli di grande taglia...).
  • Argini interni e griglie: elementi di sicuro effetto ornamentale e paesaggistico quali Butomus, Sagittaria, felce di palude.
  • Depressioni melmose o a fanghi secchi: vegetaizione a ciperacee di piccola taglia.
  • Prateria igrofile: sono l'aspetto originario delle Lame, ormai ridotto a sparuti resti di prati ed alte erbe, saltuariamente falciati, caratterizzati da Cyperus longus.
  • Prati: stabilizzati in seguito a pratiche colturali e ancora tendenzialmente igrofili. Sono ambienti seminaturali che ben si prestano a far da preludio alle aree con vegetazione più "caratteristica".

Ad esclusione degli ambienti spiccatamente acquatici, la vegetazione tende verso il bosco igrofilo, già preconizzato da molti